Verso un ascolto autentico delle famiglie

Martedi, 16 Giu 2026, 20:01

La relazione con i genitori rappresenta un tema cruciale per le realtà federate a FISM; si situa all’origine stessa dei nidi e delle scuole dell’infanzia cattoliche, che continuano a essere scelte dalle famiglie, anche a costo di sacrifici economici e organizzativi.

Non è possibile conoscere e guardare (ascoltare) con stima un bambino che è anzitutto “figlio” senza uno sguardo di stima (ascolto) verso la sua famiglia. Il benessere di ogni bambino e bambina è infatti strettamente connesso a una diffusa qualità relazionale, che si traduce innanzitutto nell’instaurarsi di rapporti rispettosi e collaborativi tra i suoi genitori e gli altri adulti educatori che se ne prendono cura.

Oggi sicuramente tutto si è fatto più complesso e più fragile, e da tempo si parla di famiglie “in disordine”; ma, d’altronde, disordine e incertezza sembrano essere la cifra della vita contemporanea. Da dove ripartire, allora?

Con il percorso di ricerca-formazione coordinato dalla prof.ssa Monica Amadini (direttrice del CESPEFI - Centro Studi di Pedagogia della Famiglia e dell’Infanzia dell’Università Cattolica di Brescia), siamo ripartiti dalla cura della relazione e dall’ascolto. Aver cura della relazione nei contesti educativi scolastici significa nutrire/formare con continuità una postura professionale alla base dell’agire educativo, che è innanzitutto conoscenza di sé e processo di riflessività a partire dall’esperienza singolare vissuta.

Moltissime le adesioni al percorso: 95 realtà educative provenienti da 16 diverse regioni. Il convegno finale si è svolto sabato 9 maggio 2026 presso la prestigiosa Aula Magna dell’Università Cattolica di Milano. Dopo i saluti iniziali di Mons. Claudio Giuliodori, del Presidente FISM Luca Iemmi e dell’Onorevole Roccella, la prof.ssa Amadini ha condiviso gli esiti del lavoro. Le conclusioni della giornata sono state affidate ad Adriano Bordignon, Presidente del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari.

La ricerca ha scelto di partire da un presupposto tanto semplice quanto impegnativo: la relazione con le famiglie non è mai un dato acquisito una volta per tutte; non si costruisce attraverso procedure standardizzate e non si esaurisce in qualche incontro formale. È una relazione viva, che richiede tempo, cura, disponibilità all’ascolto e capacità di confrontarsi anche con le inevitabili difficoltà che ogni incontro umano porta con sé.

Per questo motivo, il percorso ha invitato educatrici e insegnanti a “mettersi in ricerca”, assumendo uno sguardo riflessivo sul proprio agire professionale. Attraverso strumenti narrativi e qualitativi, le partecipanti sono state accompagnate a raccontare episodi significativi, situazioni di incomprensione, momenti di fatica, ma pure esperienze di incontro autentico e di collaborazione riuscita. Ne emerge una straordinaria ricchezza di vissuti che spesso rimane sullo sfondo dell’azione educativa quotidiana, ma che influenza profondamente il modo di stare in relazione con le famiglie.

Uno degli esiti più rilevanti della ricerca riguarda proprio il riconoscimento della complessità di questo rapporto. Dietro ogni colloquio, ogni richiesta, ogni confronto con un genitore si intrecciano aspettative, timori, desideri, rappresentazioni dell’infanzia e dell’educazione: elementi che non appartengono soltanto alla sfera razionale, ma coinvolgono dimensioni emotive e simboliche profonde. Comprendere tale complessità significa superare letture semplicistiche delle difficoltà relazionali e imparare a considerarle come occasioni di conoscenza reciproca e di crescita professionale.

La ricerca ha inoltre mostrato come gli “incidenti di percorso” non debbano necessariamente essere interpretati come fallimenti. Al contrario, se accolti e interrogati, possono trasformarsi in preziose opportunità formative. Le incomprensioni, le resistenze e persino i conflitti diventano occasioni per comprendere meglio se stessi, il proprio modo di comunicare e le aspettative che abitano la relazione educativa. In questo senso, la crisi non rappresenta una minaccia all’alleanza educativa, ma può costituirne un passaggio generativo.

Forse l’esito più importante della ricerca consiste nell’aver restituito valore all’ascolto. Un ascolto non riducibile a semplice tecnica professionale, ma che si configura come autentica postura pedagogica, che rende capaci di accogliere la complessità delle persone e delle relazioni. Prendersi il tempo per ascoltare le famiglie significa, infatti, accettare di lasciarsi interrogare dalle loro storie, dalle loro fragilità e dalle loro risorse. Ma significa anche ascoltare se stessi, riconoscendo le emozioni, le fatiche e le potenzialità che accompagnano il lavoro educativo. In un tempo in cui la costruzione di comunità educanti rappresenta una delle sfide più importanti, questa ricerca ci ricorda che le alleanze educative non si decretano, ma si costruiscono giorno dopo giorno. Nascono dall’incontro tra persone che, pur nella diversità dei ruoli, condividono la responsabilità di accompagnare la crescita dei bambini. Ed è proprio in questo paziente lavoro di ascolto reciproco che può germogliare una cultura educativa fondata sulla fiducia, sulla partecipazione e sulla cura delle relazioni.

 

Lara Vannini, Responsabile Area Pedagogica FISM Nazionale

Monica Amadini, Università Cattolica di Milano (sede di Brescia)

 

Martedì 16 06 2026 dalla pagina FISM di Avvenire

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