C’è una parola che attraversa tutto il messaggio inviato dalla ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, al convegno promosso da FISM all’Università Cattolica di Milano: ascolto. Non come gesto formale o slogan pedagogico, ma come responsabilità condivisa tra genitori, figli, scuola, istituzioni e territorio.
Il convegno, significativamente intitolato “Ascoltare le famiglie… e ascoltarsi”, ha concluso un percorso di ricerca e formazione dedicato alla relazione tra scuola e famiglia, mettendo al centro una domanda cruciale per il nostro tempo: chi educa oggi? E soprattutto: chi ascolta davvero?

Nel suo intervento, la ministra individua nella famiglia il primo luogo dell’ascolto reciproco. «Ascoltare i più piccoli», scrive, significa riconoscerli come persone e non semplicemente come destinatari di regole o servizi; ma vuol dire anche educare i figli all’ascolto degli adulti, dentro rapporti che non cancellino la responsabilità educativa. È un richiamo che arriva in una stagione storica segnata da profonde fragilità relazionali, dall’isolamento sociale e dalla fatica crescente di molti genitori nel sentirsi sostenuti.
Secondo Roccella, negli ultimi decenni la famiglia sarebbe stata progressivamente “svuotata di peso e di significato”, mentre le politiche sociali avrebbero finito per frammentare i nuclei familiari in categorie separate, intervenendo quasi esclusivamente sulle emergenze o sulle fragilità. Una critica che la ministra estende anche al rapporto tra istituzioni e realtà educative: troppe volte, osserva, il sostegno esterno alla famiglia è stato interpretato “non in ottica di alleanza ma in chiave alternativa”, come se la rete educativa dovesse sostituire il compito dei genitori invece di accompagnarlo.
Nel messaggio emerge con forza anche il tema della solitudine contemporanea, aggravata dalla crisi demografica e dalla pervasività del digitale. La rarefazione delle reti parentali e comunitarie, sostiene la ministra, ha prodotto una società più fragile e meno capace di ascoltare. I ragazzi crescono spesso immersi in relazioni virtuali che moltiplicano le connessioni ma non necessariamente la vicinanza umana. E gli adulti, dal canto loro, rischiano di oscillare tra due estremi opposti: l’assenza educativa o il senso di colpa permanente.
È qui che si inserisce il concetto di “comunità educante”, richiamato più volte dalla ministra. Una comunità nella quale famiglia, scuola, terzo settore e istituzioni non si percepiscono come mondi separati ma come soggetti corresponsabili. Per Roccella la sussidiarietà non è uno slogan amministrativo: è il metodo con cui la politica dovrebbe sostenere le relazioni senza sostituirsi ad esse.

In questo quadro, la rete dei Centri per la Famiglia rappresenta uno degli strumenti principali su cui il Governo punta. La ministra ricorda il finanziamento da 115 milioni di euro destinato a rafforzare queste strutture territoriali, pensate come punti di riferimento permanenti per orientamento, servizi e sostegno educativo. Una sorta di “Caf per le famiglie”, li definisce, capaci di offrire ascolto ad adolescenti e genitori e di costruire legami tra le diverse realtà del territorio.

Particolarmente significativo è anche il passaggio dedicato al rapporto tra famiglia e scuola. Negli ultimi anni, il dialogo educativo è apparso spesso incrinato da reciproche diffidenze: da una parte famiglie lasciate sole, dall’altra insegnanti percepiti come delegati esclusivi dell’educazione. Roccella rivendica invece la necessità di un’alleanza stabile, fatta di corresponsabilità e presenza reciproca. Da qui il riferimento a misure come il potenziamento del bonus nido e l’apertura estiva degli istituti scolastici, interpretate come strumenti per favorire una maggiore integrazione tra tempi della famiglia e tempi educativi.

Il messaggio della ministra intercetta un nodo decisivo anche per il mondo cattolico e per realtà come la FISM, da sempre impegnate nel tenere insieme educazione, relazioni e territorio. In una società che tende a delegare tutto alle strutture o agli algoritmi, il richiamo all’ascolto reciproco suona come un invito a ricostruire legami concreti. Perché educare, sembra dire il convegno milanese, non è semplicemente trasmettere competenze: è anzitutto creare spazi in cui qualcuno possa sentirsi visto, riconosciuto e ascoltato.
9 maggio 2026
dalle pagine online di FAMIGLIA CRISTIANA